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Perché facciamo l’albero di Natale a Novembre?

Mi capita spesso di scorrere la mia feed Instagram per rimanere aggiornato sulle esperienze delle persone che ho incontrato nel corso della mia carriera professionale – nei meeting e nei convegni – oppure nelle mie avventure in giro per il mondo. Nei giorni scorsi sono casualmente incappato in una stories di Camilla Bellini, una design blogger conosciuta allo SMAU di Milano non molto tempo fa. La riflessione sviluppata dalla mia “collega digitale” mi ha fatto riflettere; così ho deciso di appuntare sulla mia agenda alcuni sviluppi interessanti da condividere con voi in questo articolo. Il motivo? L’argomento non può che essere il più appropriato al periodo dell’anno in cui sto scrivendo!

Il Natale

Un momento magico, in cui le strade si arricchiscono di sfumature inedite, le luminarie valorizzano i nostri centri abitati e la corsa ai regali si mescola al profumo della cioccolata calda e dell’amata attesa di un pranzo o di una cena in famiglia, tipici della nostra Italia.

Ma cosa succede quando si rischia di estremizzare e commercializzare anche lo spirito natalizio? Cosa accade quando la bellezza della tradizione viene stravolta dal fanatismo e dalla necessità di apparire, trasgredendo alla semplicità di un momento tanto magico?

Mi riferisco al fatto che siano in molti ormai a decorare la propria casa con l’Albero e il Presepe fin dalla metà di Novembre, in alcuni casi ancora prima. Sono d’accordo nell’affermare – con Camilla – che il fenomeno non può che essere meritevole di attenzione.

Ricordo la fremente attesa che, da bambino, mi accompagnava in prossimità del momento più allegro dell’anno: l’8 Dicembre era per me una festa, un appuntamento in cui sapevo per certo che si sarebbe finalmente concretizzata l’aspettativa – sempre più vicina – delle feste in famiglia.

Cosa è cambiato al giorno d’oggi?

Natale, alberi e scienza: una spiegazione razionale che affonda le sue radici nei nostri bisogni emozionali

Cercando qualcosa in rete, ho avuto modo di leggere due articoli pubblicati recentemente su La Repubblica.it e L’HuffingtonPost.it in cui alcuni psicologi accreditati – fra cui Steve McKeown, fondatore dell’omonima clinica, e Amy Morin, saggista e psicoterapeuta – sottolineavano come “in un mondo pieno di stress e ansia, la gente associa ciò che è correlato al Natale alla felicità.” Insomma, sembra proprio che chi decori la propria dimora in anticipo sia nettamente più gioioso degli altri, partecipe il più possibile dell’atmosfera che precede i giorni festivi dell’anno.

Nostalgia, buonumore, eccitazione e tanta voglia di tornare a sognare con gli occhi di un bambino: avere il proprio salone illuminato dalle fioche luci di un Albero di Natale può essere un modo come un altro di associare alla propria esistenza un pizzico di romanticismo e di allegria. Lo dice la scienza!

Le nostre vite sono sempre più stressanti e frenetiche, compresse in routine giornaliere che ci impediscono di esprimere i nostri bisogni affettivi, creativi e familiari. Capita che spesso le energie siano poche; ancora meno sono le occasioni per concederci un momento di infantilismo con cui allentare il giogo che ci trascina alla ricerca spasmodica di benessere economico, stabilità e, magari, anche l’ultimo modello di smartphone.

La frenesia consumistica ha invaso la nostra società, stravolgendo le sue fondamenta. Non è il contenuto a ricevere la giusta dose di attenzione, ma la forma. L’apparenza ci spinge a creare attorno a noi un meccanismo di schiavitù sociale da cui non siamo in grado di liberarci: produttività, risparmio e insoddisfazione per ciò che si ha nella propria vita sono diventati i capisaldi di un triangolo di oppressione sempre più esteso e disumano.

Una questione di umanità: la creatività applicata al Natale

Ho già parlato in un altro articolo [link qui] dell’importanza che la fantasia e la progettualità rivestono nelle nostre vite. Molto spesso il desiderio di ricevere attenzione ci allontana dal vero scopo delle attività che svolgiamo, riducendo il momento di cui facciamo esperienza al solo raggiungimento del risultato finale. Abbiamo dimenticato quanto sia importante e soddisfacente il lungo processo di creazione!

Prendiamo il nostro discutissimo Natale: quante volte capita di scadere nella corsa alle luminarie più belle, – magari acquistate proprio in occasione del Black Friday – per stupire i propri followers con un Albero degno di Piazza San Pietro? Quante volte succede di ridurre un’esperienza affettiva al solo gusto di pubblicare un foto da condividere con i propri “amici?”

Io non posso accontentarmi di un mero esibizionismo!

Entro con il mio account Facebook e trovo la bacheca invasa da foto poco spontanee di giovanissimi in posa accanto al loro Albero di Natale: nei loro occhi la ricerca di attenzione e notorietà, ben diversa dalla gioia che provavo io all’arrivo dell’8 Dicembre.

Ricordo ancora i pomeriggi festivi passati con mio nonno; ci si svegliava di buon’ora per raccogliere il muschio migliore direttamente nei campi, si recuperavano le scatole piene di decori, si scendeva in strada a fare scorta di “brecciolino” e si disponeva con cura sulla base che, veniva preparata per l’occasione, sempre nello stesso luogo della casa.

Il rituale mi affascinava; ancora oggi ricordo i gesti avventati con cui ero solito disporre la spolverata di neve finale sulle montagne del mio Presepe! Era una festa, nel vero senso della parola. Non mi preoccupavo del risultato, ma mi impegnavo con passione affinché il team nonno-nipote più temuto d’Italia portasse a termine un lavoro con i fiocchi!

Le riflessioni di un esploratore natalizio: come stanno cambiando le nostre vite?

Ancora oggi conosco persone che come me cercano di cogliere il momento, indipendentemente dal giorno in cui si decide di addobbare il proprio salone. Io rimango un sostenitore delle tradizioni non tanto per la loro importanza simbolica, ma per il valore affettivo che esse rivestono in me!

Il calendario cattolico consiglia di fare l’Albero di Natale e il Presepe il giorno dell’Immacolata Concezione; l’alternativa pagana attende l’arrivo del solstizio invernale (21/22 Dicembre.)

In ogni caso, la parola magica è solo una: leggerezza! Cogliere il momento con l’entusiasmo di un bambino è un bene, ma voler attribuire allo spirito natalizio la mentalità della nostra società 2.0 rischia di essere deleterio!

Vivo immerso nella realtà che mi circonda e mi capita spesso di osservare situazioni lavorative e familiari che comportano stress, insoddisfazione e insicurezza. L’essere umano è – nella sua complessità – estremamente semplice: un momento spiacevole viene sempre controbilanciato da un tentativo di tornare bambini, di rivivere quelle giornate invernali in cui ci si stringeva attorno all’Albero di Natale appena completato con la soddisfazione di un pittore di fronte al suo capolavoro.

Eppure, non possiamo operare una rivoluzione della nostra mentalità se non combattiamo dall’interno il bisogno di attenzione che ci spinge a cercare disperatamente l’approvazione sociale di followers, vicini di casa o addirittura amici.

Non è importante il risultato, ma l’intenzione che sta dietro al processo di creazione: non mi stancherò mai di ripeterlo!

Insomma, perché quest’anno non apprezziamo il nostro Albero così com’è, con le luminarie vecchie, le palline leggermente ammaccate e la stella luminosa che magari pende un po’ storta dalla cima?
Perché non torniamo ad apprezzare la realtà con le sue imperfezioni, senza voler obbligatoriamente raggiungere l’ideale estetico che ci viene spesso proposto da “influencer” e volti noti del nostro tempo?

E voi, come vivete il momento festivo più atteso dell’anno? Aspetto le vostre esperienze e le vostre idee, nel frattempo ho già segnato in rosso sul calendario la data dell’8 Dicembre! Penso di avere un appuntamento improrogabile con mia moglie!

2 commenti su “Perché facciamo l’albero di Natale a Novembre?”

  1. Di questo passo per la frenesia di anticipare senza vivere momento per momento ci troveremo ad anticipare anche il ns funerale prima che avvenga

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