1978 L’inizio
Sono nato nel 1978.
Da completareTODO: completare con Giorgio la nota sulla nascita. Non inventare dettagli.
Non è una linea retta. È fatta di curiosità, tentativi, errori, persone, aziende, passioni e idee che spesso ne hanno generate altre.
Sono nato nel 1978.
Da completareTODO: completare con Giorgio la nota sulla nascita. Non inventare dettagli.
Il mio primo computer fu un Olivetti M19.
Me lo comprò mio padre alla SCS di Fermo. Il titolare, Carlo Menozzi, era un suo caro amico e io ero amico di suo figlio Marco.
Probabilmente una delle cose che più ci ha accomunato durante l’infanzia è stata proprio la passione per l’informatica.
Passavamo ore davanti al PC, tra giochi, esperimenti e tentativi. Le console non ci interessavano particolarmente: noi eravamo decisamente dalla parte dei computer.
Mio padre aveva un calzaturificio e non utilizzava personalmente il PC, ma in fabbrica erano già presenti grandi terminali Olivetti collegati a un’unità centrale.
Ricordo quanto mi incuriosissero quelle macchine enormi e ingombranti. Probabilmente è anche da lì che è nata quella curiosità verso i computer che non mi ha più lasciato.
Nota storica
L’M19 era un PC con pochissima memoria e Windows 1.0.
Fotografia da inserire
La prima macchina fotografica fu una compatta, ricevuta per la comunione.
Da allora la fotografia è rimasta, in forme diverse, una presenza costante lungo tutto il percorso.
Da completareTODO: verificare l’anno della comunione e il modello della macchina fotografica, e collocare il blocco al punto giusto della timeline.
Dopo l’M19 passai a un Olivetti con processore Intel 386 e successivamente a un 486.
Con il 486 il salto tecnologico rispetto a quello che avevo conosciuto fino a quel momento diventò evidente.
Windows 3.1 mi aprì letteralmente un mondo.
Poi arrivò Internet.
Erano gli anni dei modem a 14.400 e 28.800 bps, del rumore della connessione e di attese che oggi sembrerebbero interminabili.
Cominciai a esplorare il web con Netscape, quando Internet era ancora qualcosa che sembrava tutto da scoprire.
A ripensarci oggi sembra passata un’epoca intera.
Nel settembre del 1992 iniziai le superiori a Fermo e scelsi Ragioneria, indirizzo IGEA: Indirizzo Giuridico Economico Aziendale.
Fu una scelta abbastanza consapevole.
Mi piacevano moltissimo i computer, ma non ero il tipo da passare ore a scrivere codice e non volevo diventare un programmatore.
Per questo non scelsi indirizzi più tecnici.
Nei primi due anni dell’IGEA studiavamo sia dattilografia sia informatica. Le ore di informatica erano poche e lavoravamo anche con il Pascal, ma era comunque un modo per continuare a coltivare quella passione all’interno del percorso scolastico.
L’IGEA mi diede basi che negli anni mi sarebbero tornate utili: matematica, economia, diritto, informatica e una visione concreta del funzionamento delle aziende.
A casa continuavo a utilizzare moltissimo il computer.
In quegli anni tra i ragazzi spopolavano Nintendo, PlayStation e le altre console.
Io una console non l’ho mai avuta.
Il mio mondo continuava a essere il PC.
Montecatini Terme
Al secondo anno partecipai, insieme a un piccolo gruppo di ragazzi della mia scuola, a una gara nazionale di dattilografia a Montecatini Terme.
Eravamo circa duecento ragazzi provenienti da tutta Italia.
Arrivai secondo, per pochissimo.
È una di quelle piccole soddisfazioni che ancora oggi ricordo.
1997 — Il diploma
Nel 1997 mi diplomai con 40/60.
Non è mai stato un mistero che alcune materie mi interessassero molto più di altre.
Italiano, storia, inglese e francese allora non erano esattamente il mio terreno: mi attiravano molto di più le discipline tecniche e pratiche.
Curiosamente, alcune di quelle materie che da ragazzo sentivo lontane le avrei poi riscoperte e apprezzate molti anni dopo.
Dopo il diploma, nel settembre del 1997, mi iscrissi alla facoltà di Economia a Urbino.
Diedi anche qualche esame, ma già l’anno successivo decisi di lasciare l’università e iniziare a lavorare.
Non sentivo il bisogno di passare altri anni sui libri. Avevo già una buona base economica e tecnica e, soprattutto, avevo voglia di confrontarmi con il mondo reale.
Non volevo studiare informatica in senso accademico e nemmeno continuare su un percorso puramente economico.
Iniziai quindi a lavorare nell’azienda di mio padre.
Ero un po’ il jolly della situazione, ma naturalmente finii per occuparmi soprattutto di tutto ciò che aveva a che fare con la tecnologia.
In ufficio avevo un Pentium con una connessione ISDN a 64k.
Internet si pagava a tempo e riuscivo a far spendere a mio padre cifre non proprio trascurabili. A volte utilizzavo entrambi i canali ISDN per arrivare a 128k: oggi fa sorridere, ma allora sembrava velocissimo.
Ho avuto però una grande fortuna.
Mio padre e, più in generale, la mia famiglia non hanno mai frenato questa mia voglia di sperimentare.
Da ragazzo non mi hanno fatto mancare nulla e, per certi versi, posso tranquillamente dire di essere stato anche un po’ viziato.
Guardandolo oggi, so quanto quella libertà mi abbia aiutato.
Il primo sito web
Cominciai a utilizzare Internet anche per cercare nuove opportunità commerciali per l’azienda.
Pubblicavo annunci sui portali di settore e realizzai il primo sito web del calzaturificio utilizzando Microsoft FrontPage.
Era probabilmente la prima volta in cui la tecnologia smetteva di essere soltanto una passione e diventava uno strumento concreto per provare a creare nuove opportunità.
Verso la fine del 1999 la situazione dell’azienda di mio padre cambiò bruscamente.
Alcuni clienti non pagavano più, le commesse dei grandi clienti diminuirono e il calzaturificio entrò rapidamente in difficoltà.
Fu un periodo particolarmente duro anche per la nostra famiglia.
Mio padre ebbe problemi di salute che lo costrinsero ad allontanarsi dal lavoro per circa un anno.
Per fortuna oggi è ancora con noi, più forte che mai, ma in quel momento ci trovammo ad affrontare insieme una situazione completamente nuova.
Da lì a poco il calzaturificio chiuse.
Io avevo poco più di vent’anni e dovetti scegliere cosa fare.
Nel 2000 aprii a Monte Urano il mio primo negozio di informatica.
Si chiamava Flyserv.
In realtà definirlo semplicemente «negozio di informatica» è riduttivo: vendevo praticamente tutto ciò che in quegli anni avesse a che fare con la tecnologia.
Computer assemblati, telefoni cellulari, decoder satellitari e molti altri prodotti tecnologici.
I decoder satellitari, in particolare, ebbero un successo enorme. Erano gli anni in cui molte persone li utilizzavano anche con schede pirata.
Io non realizzavo né vendevo quelle schede, ma di decoder ne vendetti veramente tantissimi.
Parallelamente facevo assistenza informatica soprattutto ai privati.
Il primo PC assemblato
C’era però un piccolo particolare: fino a quel momento avevo utilizzato computer per anni, ma non ne avevo mai assemblato uno.
Ricordo ancora il primo PC che preparai per un mio caro amico.
Per controllare che tutto funzionasse accesi la macchina con un processore AMD senza montare la ventola di raffreddamento.
Il risultato fu molto semplice: bruciai il processore.
Dovetti ricomprarlo di tasca mia e quella prima vendita si trasformò praticamente in una rimessa.
Oggi ci rido, ma quell’episodio rappresenta abbastanza bene il modo in cui ho imparato moltissime cose nella mia vita: provando, sbagliando e riprovando.
Chi sbaglia impara.
Se non ci provi, difficilmente impari davvero.
I primi clienti aziendali
Piano piano iniziarono ad arrivare anche le prime aziende clienti.
Una di quelle primissime realtà, Essegi Srl di Monte Urano, è ancora oggi un mio cliente.
Più di venticinque anni dopo.
Nel 2002, anche grazie al lavoro come agente per conto di Telecom Italia, aprii un secondo negozio a Fermo.
Era più grande e poteva contare su un bacino di clienti molto più ampio.
Con il tempo concentrai lì l’attività e chiusi il punto vendita di Monte Urano.
Nel settembre del 2005 arrivò un episodio che avrebbe cambiato profondamente il mio modo di lavorare.
Ricevetti un controllo della Guardia di Finanza di Fermo, partito — per quanto appresi all’epoca — dalla segnalazione di un concorrente locale.
Bisogna essere onesti nel raccontare quegli anni.
Nel mercato informatico dell’epoca l’utilizzo e la distribuzione di software non regolarmente licenziato erano purtroppo molto diffusi nei piccoli negozi di computer.
Windows, Office, giochi, Photoshop e molti altri programmi circolavano con una leggerezza che oggi può sembrare incredibile.
E anche noi avevamo adottato pratiche che non erano corrette.
Quel controllo ci costò molto caro in sanzioni.
Ma soprattutto mi costrinse a ripensare completamente il modello di business.
Mi resi conto che non volevo più lavorare con il mercato dei privati.
Decisi quindi di chiudere Flyserv e prendermi un po’ di tempo dall’essere imprenditore.
Dopo la chiusura di Flyserv iniziai a lavorare come General Manager per un’azienda locale, seguendo la divisione informatica e telecomunicazioni.
Fu un’esperienza importante.
L’azienda era legata anche a un consorzio di esportazione e questo mi permise di conoscere molte aziende e molti imprenditori del territorio.
Il mio mondo iniziava definitivamente a spostarsi dal cliente privato alla piccola e media impresa.
A fine 2006 decisi di tornare a lavorare per conto mio.
Questa volta con un’idea molto più precisa.
Aprii una nuova attività individuale con il nome Monticelli, completamente focalizzata sulle aziende.
Zero privati.
Telecomunicazioni
In quegli anni iniziai anche a spostare sempre di più il mio interesse verso il mondo delle telecomunicazioni.
Diventai reseller di telefonia.
Acquistavo traffico telefonico e lo rivendevo direttamente alle aziende clienti.
Successivamente iniziai a introdurre anche servizi di connettività ADSL e VoIP, quando erano ancora tecnologie relativamente nuove e certamente non diffuse come lo sono oggi.
Il 27 ottobre 2010, insieme a Massimiliano Squarcia, fondammo quella che oggi è VAY Srl.
Massimiliano era un bravissimo commerciale con tanti clienti aziendali.
Io arrivavo da un percorso diverso, ma avevo a mia volta costruito negli anni un buon portafoglio di aziende clienti.
Mettere insieme queste due esperienze ci permise di creare rapidamente una realtà molto forte sul territorio, orientata soprattutto alla piccola e media impresa.
All’inizio non ci fu una rivoluzione immediata.
La società faceva sostanzialmente quello che fino a quel momento avevo fatto con la mia ditta individuale, ma in una forma più strutturata.
Il cambiamento vero arrivò uno o due anni dopo, quando iniziammo progressivamente ad ampliare i servizi e introdurre nuove tecnologie.
In quindici anni il nome è cambiato quattro volte. Ogni cambio ha seguito uno spostamento reale di quello che facevamo.
Quando fondammo la società nel 2010 il nome era Tichecom.
«Tiche» richiamava Tiche, la dea della fortuna e della prosperità delle città, mentre «com» rimandava al mondo delle comunicazioni, che in quel momento rappresentava ancora una parte molto importante della nostra attività.
Nel 2014 si presentò l’occasione di acquistare il dominio phonia.com e decidemmo di cambiare nome in Phonia.
Era un nome perfettamente coerente con quello che facevamo in quegli anni e rimase il nostro brand fino al 2020.
Poi il mercato cambiò.
E cambiammo anche noi.
Dopo il Covid le telecomunicazioni non rappresentavano più il centro del nostro lavoro.
Sentivamo piuttosto la necessità di tornare alle origini: assistenza informatica, networking, sistemistica e gestione dell’infrastruttura tecnologica delle aziende.
Fu così che nacque Open Plug.
Anche quel nome, con il tempo, iniziò a starci stretto.
La tecnologia stava accelerando ancora: intelligenza artificiale, automazione, robotica e nuovi strumenti stavano allargando enormemente il perimetro di ciò che potevamo fare.
Nel 2025 decidemmo quindi di cambiare ancora una volta.
Nacque VAY.
Un nome corto, facile da ricordare, sostenuto anche da un dominio altrettanto semplice come vay.it, ma soprattutto abbastanza aperto da non identificarci con una singola tecnologia.
Un dettaglio a cui tengo
VAY si pronuncia «VAI», non «VEI».
In fondo anche il nome racconta bene ciò che volevamo diventare: non rimanere confinati in quello che avevamo sempre fatto, ma continuare ad andare avanti.
Quello che all’inizio poteva sembrare uno dei tanti progetti nati dalla curiosità sarebbe diventato qualcosa capace di incidere profondamente sulla nostra vita.
Fotografia, territorio, community, persone, viaggi.
Soprattutto, un progetto vissuto insieme a Veronica.
A quarantasette anni continuo ad avere più idee di quante riesca a realizzarne.
Alcune diventano aziende.
Altre progetti.
Altre rimangono esperimenti.
Probabilmente è sempre stato così.
Bozza di tonoTODO: questo blocco è una bozza indicata nel brief, non un testo definitivo. Da riscrivere con Giorgio includendo tecnologia, intelligenza artificiale, fotografia, famiglia, nuovi progetti e curiosità.
Da completareTODO: aggiungere le tappe di Nexia Srl, GMS Holding Srl, Borghi Italiani, iMHO, OUS e gli altri software e progetti digitali. Il brief chiede esplicitamente di non inventare contenuti mancanti: i blocchi vanno scritti con Giorgio.